aprile 2016

sibelius intorno a noi

dedicato a

di federico ermirio

"Sarò sempre felice, se potrò esservi utile"
(da “Conversazioni con il Maestro”, di Bengt von Törne, 1937)

Con questa generosa espressione Sibelius si accomiatava dal von Törne, dopo alcune lezioni di strumentazione, svoltesi in casa ad Ainola.

“Mettiamo da parte i farmaci pericolosi e snervanti; rivolgiamoci alla pura acqua di fonte di Sibelius". Così si esprimeva Ralph Vaughan Williams in un'intervista radiofonica del 1950, in qualche modo prescrivendo e indicando con sottile distacco la “formula” per il futuro della Musica Britannica. Meno di dieci anni prima aveva composto la Quinta Sinfonia "dedicata senza permesso e con grande ammirazione a Jean Sibelius, il cui grande esempio è degno d'imitazione”; dedica che a partitura edita fu poi ridotta: “dedicata senza permesso a J.S.”. “Ho ascoltato a Stoccolma la nuova Sinfonia di Williams – così rispondeva Sibelius - Un lavoro stupefacente! Mi sento onorato e grato per la dedica e mi domando se egli abbia idea del piacere che mi ha dato”.
Nel 1932 Arnold Bax (1883-1953) aveva completato la sua Quinta Sinfonia, dedicandola a Sibelius. Bax e Sibelius furono legati da grandissima stima, tanto che alla morte del compositore inglese fu chiesto a Sibelius di voler accettare la presidenza della “Arnold Bax Society”. Così rispondeva al fondatore Clifford Gillam: “Sentendomi profondamente onorato dalla vostra richiesta di accettare la presidenza della Arnold Bax Society do il mio consenso con gratitudine e con tutto il cuore. Ho una grande ammirazione per la musica del Maestro inglese e auguro ogni successo alla nuova Società. Sinceramente vostro. J.S.”. Un'ammirazione per Bax che Sibelius più volte aveva dichiarato: “Bax è uno dei grandi Uomini del nostro tempo”. E ancora ne sottolineava la felice Musicalità grazie alla quale “... Egli sa bene come elaborare una melodia, non vergognandosene certamente. Bax è il mio figlio musicale...”.
 
Nel momento degli squassamenti e delle rivoluzioni stilistiche che l'Europa Musicale viveva nei primi decenni del secolo scorso, il Maestro Finlandese pare tendere la mano a Colleghi anche più giovani che non abbandonano gli ormeggi di un sinfonismo – di più, di una discorsività tardo romantica, rinnovata, anche sofferta - comunque vincente, antitesi di un'ebrezza innovativa tout court; ebrezza che le folgoranti intuizioni indicate dalla Scuola Viennese, da Stravinskij, da Bartok... avevano consolidato in vie maestre dai risultati straordinari in prospettive altrettanto stupefacenti. Lì è tutto il Novecento!
Sibelius, pur apparentemente indifferente ad un Elgar, pur esautorato dall'implacabile Adorno quanto maliziosamente liquidato dall'indipendente Britten, pur sopportato dalla schiera dei compositori che si adeguavano (già epigoni!) ai nuovi “ismi”...; Sibelius appunto restava un riferimento, da un lato simbolo e guida, dall'altro Personalità distante, rispettata, tuttavia ingombrante quanto in grado di essere e di mantenere una presenza sostanziale sul versante di un sinfonismo tutt'altro che languente, di un pensiero creativo forte, consapevole e proiettato verso esiti nient'affatto nostalgici, innovativi nell'urgenza di una “modernità” di pensiero; modernità che solo da pochi decenni è finalmente focalizzata.
Sibelius “è” un compositore del '900, nel senso di un rinnovamento che fu meno effervescente rispetto a quello dei Debussy, Ravel, Schoenberg, Stravinskji, Bartok, Berg..., un rinnovamento che si pose quale altra risposta all'implosione mahleriana, catarsi estrema della lacerazione ereditata anche dall'ultimo Ciaikowskji. Sibelius crede fermamente nell'espressione sinfonica; ne evita la dissoluzione decretata dalla magnificienza della disgregazione mahleriana... e la riossigena. Una visione personalissima, certamente eroica come suggellato dai più, ma anche e soprattutto “ottimistica”. La Sinfonia è ancora severità di forma, logica, connessione tra i vari elementi tematici, aspirazione fiduciosa ad  una ciclicità ossigenante; dunque un contenitore propositivo quanto funzionale ad una creatività in positivo. “La musica comincia nel punto in cui si esauriscono gli strumenti della lingua parlata. E’ per questo che io scrivo musica". Sibelius è l'artigiano sapiente al quale si legano quei compositori che non avvertono smanie di un rinnovamento tranciante con il passato, né condividono l'assolutismo mahleriano: "La sinfonia deve essere come il mondo. Deve essere onnicomprensiva...” (nota affermazione che il compositore Boemo rivolse al Collega Finlandese durante un rapido incontro).

Un'inquieto Arnold Bax trovava nell'aura Sibeliana il rassicurante alveo di una discorsività alla quale non poteva rinunciare. La sua Quinta Sinfonia (1935) è persino “imbarazzante” per l'ascoltatore, tanto in essa si manifesta l'ammirazione di Bax. Il primo movimento è un'autentico atto di fede, costruito su un inciso di cinque note che rimanda ad un tema della Quarta di Sibelius, poi ritrovato – con una linea discendente di garbata cantabilità – nella successiva Quinta, con la quale Sibelius ritorna a maggior solarità.

L'omaggio di Bax è sofferto; una confessione totale che smarrisce e lascia stupefatti per la cristallina dichiarazione. Bax si commosse ascoltando per la prima volta Tapiola, lavoro che riteneva avrebbe collocato Sibelius tra gli immortali. Nella successiva Sesta Sinfonia Bax cita proprio Tapiola, verso la fine del lavoro, con un tema degli archi che illumina un momento di furiosa concitazione dei corni sottostanti. La sibelianità di Bax è commovente, per un autore che pur sente di non poter ignorarare uno Shostacovich, che è attratto in altre direzioni... eppure considera alcuni suoi lavori (la Quinta Sinfonia e il poema The tale the Pine-Trees knew) “opere del roccioso Nord”.
Differente e pacata la grande ammirazione di Ralph Vaughan Williams (1872-1958), che ebbe a dire del grande Finlandese che solo lui era in grado di far risuonare un accordo di Do maggiore in modo ancor più sorprendente e insolito “dei più folli politonalisti del Centro Europa”. Se Arnold Bax vede in Sibelius un'ancora che gli consente di non lasciarsi trascinare in un mare che pur l'attrae, Williams s'inchina con ammirazione al Maestro. L'aura sibeliana in Williams è di fattura artigianale; esempi di orchestrazione, di impasto nel distribuire le dissonanze improvvise... e ancora l'emergenza degli ottoni nelle transizioni, il trattamento degli archi “pedale d'orchestra” ecc... Williams omaggia Sibelius con grande seduzione. La Quinta Sinfonia di Williams è un lavoro straordinario, parentetico nel corpus sinfonico del compositore britannico. In esso si avverte il “Nord”, non roccioso né plumbeo né nebbioso... E' piuttosto una dimensione contemplativa; panacea che raccoglie e distanzia dalle “follie” del modernismo che Williams osserva con intelligente curiosità, seppur con misurata condivisione.  

William Walton (1902-1983) poco più che trentenne si impose all'attenzione negli anni trenta con una Prima Sinfonia, non immune dall'influenza Sibeliana. Non una dedica esplicita. La sua Prima Sinfonia merita di essere inserita tra i capolavori del '900; fulminante nelle idee tematiche del primo movimento. Brevità degli incisi, uso di gruppetti / fioriture di colore e di sfavillanti appoggiature che risolvono su suoni a lungo tenuti... conducono inevitabilmente a Sibelius. Basterebbero le sferzate accordali secche e pausate che concludono la Sinfonia per stigmatizzare l'esuberante adesione del giovane Walton alla lezione Sibeliana, come anche – torniamo al primo movimento – l'alveo di un impianto armonico nitido che ripetuto si intensifica ed entro il quale si collocano schegge tematiche. Sono echi personalissimi della Quinta Sinfonia del Maestro Finlandese.

Fuor di ogni dubbio Sibelius fu un'impronta sostanziale nella Musica Britannica nei primi decenni del secolo scorso, come lo fu certamente Edward Elgar. Ma i due non si frequentarono, mantenendo un vicendevole rispetto formale. Furono molti i compositori a lui coevi e delle successive generazioni che gli dedicarono lavori; l'omaggio ad un grande Artista che fortemente affermava l'attualità di un costruttivo pensiero Sinfonico. Torneremo in un prossimo scritto, non senza ricordare un'interessante progetto curato dal direttore d'orchestra Sergiu Commissiona. Nel 1990, in occasione delle celebrazioni per il 125° anniversario della nascita di Sibelius, egli persuase l'Orchestra Filarmonica di Helsinki a commissionare a otto compositori di varia provenienza (Finlandia, Regno Unito, Danimarca, Giappone e Stati Uniti) un breve lavoro dedicato al Maestro Finlandese.