agosto 2018

sibelius intorno a noi

villa molfino

di federico ermirio

“La mia famiglia abita qui alla Pension Suisse, ma io ho preso in affitto uno studio in una villa in collina, circondata da un interessantissimo giardino: rose in fiore, camelie, mandorli, cactus, agavi, ribes, magnolie, cipressi, vigneti, palme e fiori in quantità”
(dalla lettera ad Axel Carpelan, 6 marzo1901)

 

A Rapallo Jean giunse all'inizio di febbraio. Un tempo infame; freddo, pioggia... e senza stufe, come descrisse quasi stizzito. Prese alloggio con la moglie Aino e le figlie Eva e Ruth alla Pension Suisse sul lungomare, edificio che alterna esternamente le classiche strisce orizzontali bianche e grigie, tuttora ben visibili. Sul lato destro dell'edificio fu posta nel 1965, nel centenario della nascita del compositore, una lapide commemorativa, per volontà di Pietro Berri, medico e appassionato musicologo, e del Circolo Artistico Culturale del Tigullio. Dalla parte opposta un'altra targa ricorda Friedrich Nietsche che soggiornò a fine ottocento in varie località del golfo, portando a termine la prima parte di Così parlò Zarathustra.

L'edifico, detto Casa Garibalda e oggi monumento nazionale, si trova sul lungomare Vittorio Veneto. All'inizio del novecento la spiaggia arrivava a lambire tutte le costruzioni affacciate sul mare. Sibelius, un poco insofferente e desideroso di maggior silenzio, si affannò nell'individuare una più tranquilla stanza-studio, ritrovandosi così nell'immediato entroterra, presso villa Molfino, sulla collina di “Cerisola” in località Fossato di Monti. Poteva arrivarci a piedi, da buon camminatore qual'era, in poco più di mezz'ora dalla Pensione. Comunque non furono spostamenti quotidiani; rimase in villa anche per giorni consecutivi.

lungomare di Rapallo (inizio 1900) - a sinistra la "pension suisse"

Per oltre un secolo questo questo luogo è rimasto un punto interrogativo per biografi e studiosi sibeliani. Lo stesso Erik W. Tavaststjerna, autore della prima monumentale biografia, si limita a citare il nome villa Molfino, genericamente collocandola sulle colline di Rapallo, prova evidente che Sibelius non intese fornire dettagli all'illustre interlocutore, peraltro grande amico e confidente. Un alone di pacato mistero o meglio di riservatezza nei confronti di un angolo di natura e bellezza che il musicista volle custodire intimamente, intenzionato a non divulgarne la localizzazione né a accennare ai proprietari che certamente conobbe, visto che Vittoria Molfino in quegli anni si recava in villa con una certa regolarità. In una fotografia databile intorno ai primissimi anni del novecento, epoca del soggiorno di Sibelius, si vedono tra gli altri, accanto a Vittoria, il consorte Antonio De Ferrari e due dei loro figli. La foto fu probabilmente scattata dal terzo figlio Mario, nonno della Signora Paola De Ferrari che ringrazio per aver fornito l'immagine di famiglia.

Mancando l'apporto da parte del Tawaststjena, la ricerca di dettagli sulla stanza affittata dal compositore in quel di Rapallo non portò a significativi risultati nelle indagini successive. Karl Ekman, Ferruccio Tammaro, Glenda Down Goss, Andrew Barnett, per citare gli studiosi più autorevoli, finirono probabilmente per lasciare perdere la questione - e anche giustamente, trattandosi in fondo di una minuzia – limitandosi a segnalare genericamente il nome della villa Molfino o al più della località “Cerisola”.

 

Chi scrive è stato indotto dalla curiosità, complice il fatto di risiedere nel Tigullio e di nutrire da sempre uno spiccato interesse per la musica di Sibelius, scandinava e del Nord Europa in generale. Il cognome Molfino è comune nella Riviera di Levante; lo troviamo anche nel ponente ligure e nel basso Piemonte. Limitandoci al Golfo del Tigullio, abbondano ville, villette, case di campagna e poderi che portano questo cognome. Analogamente Cerisola connota un'area che non è solo collinare; dà il nome anche ad una salita, ad una via e infine ad uno dei più vasti tra i sei sestieri di Rapallo.

 

I tentativi non sono stati pochi, molti i fallimenti, numerose le piste sbagliate, in un contesto territoriale naturalmente modificato dal 1901 e in gran parte stravolto dalla cementificazione del dopoguerra. Per farla breve, i pochissimi indizi, un poco di fortuna, un indispensabile fiuto calmierato da ragionate deduzioni e alcune conferme mi hanno consentito di localizzare ciò che pareva inafferrabile. E che era lì, al suo posto! Un sito certo corroso dal tempo e da decenni di abbandono, in più svilito dall'incuria di un territorio circostante dove rovi, muri di pietra delle fasce che collassano, ammassi di spazzatura gettata vigliaccamente (le inevitabili carcasse di lavatrici et similia) sono testimonianza dell'interesse pressoché nullo che accomuna la gestione pubblica e quella privata, quando sfortunatamente parcellizzate. Va detto che la località “Fossato di Monti” è solcata dalla carrozzabile che conduce al Santuario di Nostra Signora di Montallegro (oltre 600m. sul livello del mare), tappa d'obbligo per il turismo nel Tigullio, raggiungibile anche con la funivia.

Se il territorio si presenta sostanzialmente abbandonato, al contrario la villa con le costruzioni attigue insieme al vasto parco lentamente stanno ritrovando la passata lucentezza, grazie agli attuali proprietari che da meno di un decennio si impegnano nel delicato restauro, nel rinnovare porzioni malconce e nel riassettare le degradanti fasce dove emergono alberi secolari quanto rari.

                                villa molfino - edificio principale                       complesso di villa molfino

Le origini ci portano alla fine del '500. A Gerolamo Stronati si deve la primitiva costruzione, Di successivi ampliamenti fu artefice il Sacerdote Francesco Maria Stronati. Questi ottenne dalla Curia Arcivescovile di Genova l'autorizzazione a edificare nella proprietà una cappella dedicata a San Francesco Saverio, attualmente in rovina; se ne percepisce la delicata struttura originaria. La proprietà passò poi al Banco di San Giorgio, i cui Protettori all'inizio del '700 la rivendettero alla famiglia Assereto che ne rimase proprietaria per oltre un secolo, fino a Giuseppe Assereto, uomo di nobili virtù e figura importante a Rapallo. Fu ambasciatore della Repubblica genovese, successivamente senatore con l'unione della Liguria al Piemonte, ricordato per grande umanità e slancio caritatevole, tanto che a lui Rapallo dedicò il Corso che porta il suo nome. Con la scomparsa di Giuseppe Assereto il complesso fu ereditato dal nipote avvocato Matteo Molfino e denominato “Villa Molfino”. Patriota e amico di Ugo Foscolo, egli fu uomo di vastissima cultura, promosse il sorgere di scuole, contribuì alla realizzazione dell'acquedotto di Rapallo e del parco dell'Acquasola a Genova. Creò presso la villa una ricca biblioteca collocandovi preziosi documenti storici da lui stesso costantemente e minuziosamente ricercati. Collezionò quadri, raccolse rare edizioni della Divina Commedia e reperti archeologici. 
L'apertura culturale, l'interesse storico e l'amore per il collezionismo connotarono anche la vita del figlio Giorgio Ambrogio Molfino, con il quale la proprietà si ampliò, risultando costituita da un edificio principale e da altre costruzioni minori, divenendo in breve tempo cenacolo di personalità, luogo di incontri culturali, di spettacoli, di rappresentazioni e di letture con la partecipazione di attori, poeti, musicisti, letterati... Il terreno circostante fu progressivamente trasformato in lussureggiante parco, notevole dal punto di vista botanico, arricchito da un anfiteatro all'aperto, detto “teatro di verzura”, che Giorgio Ambrogio dedicò all'antico proprietario Giuseppe Assereto. Ambrogio sposò Amalia Feletti, il cui nome troviamo in una scritta realizzata con frammenti policromi di marmo sulla parete nord dell'edificio principale. Secondo il monogramma della lettera “A”, iniziale di Amalia, furono disposti filari di cipressi, gli stessi che ispireranno in decenni successivi il premio Nobel scrittore tedesco Gerhart Hauptmann (1862 – 1946) “cipressi, cipressi abitano / il Paradiso della mia infanzia...”. Giorgio Ambrogio e Amalia riservarono un'appartata e ombrosa porzione del parco a cimitero degli “amici dell'uomo”, ove trovarono dimora i loro cani e nel tempo altri piccoli animali lì sepolti dalle mani amorevoli di quanti, a volte clandestinamente, desiderarono lasciare i resti dei loro “fedelissimi”. Uno dei più antichi cimiteri per animali domestici in Italia, collocato all'inizio del sentiero che conduce alla frazione di Gravero con le sue antiche case di pietra, ora abbandonate. I Molfino non ebbero figli; con la scomparsa di Giorgio Ambrogio nel 1887 e, qualche anno dopo, dell'amatissima consorte Amalia, la villa subì vari passaggi di proprietà entro le parentele indirette.
                              cipressi                                      giorgio ambrogio molfino                    sentiero per villa Molfino

Siamo all'inizio dello scorso secolo, nel periodo che vide Jean Sibelius nel Tigullio. Il frangere dei marosi, il vociare dei pescatori, la vivacità tutta mediterranea degli abitanti, le numerose occasioni di feste e celebrazioni religiose con annessi fuochi e mortaretti sulla spiaggia dove si affacciava la Pensione, infastidirono il poco più che trentenne artista nordico. Ci vollero pochi giorni per convincerlo a cercare urgentemente un rifugio dove lavorare in santa pace, lasciando la moglie Aino e le due figlie in albergo. Fu probabilmente il Signor Ducci, gestore della Pensione, a suggerirgli di affittare nella confinante località “Fossato di Monti” la stanza-studio per comporre in tranquillità, presso la proprietà dei Molfino. In villa Sibelius potè disporre di un fortepiano o, secondo altre testimonianze, di una spinetta: quanto gli bastava per verificare la scelta di strutture armoniche. Lo strumento non fu risparmiato dalle razzie che decimarono in seguito il patrimonio di libri, di quadri, di sculture, di arredi e le pregevoli collezioni archeologiche di Giorgio Ambrogio Molfino. Furono persino asportati i marmi che incorniciavano il caminetto dell'alloggio che ospitò Sibelius.

Dalla Pensione si poteva vedere in linea d'aria la località ove si trovava la villa, raggiungibile a piedi tra sentieri e tipiche ripide scalinate liguri di pietra spaccata o in carrozza per strade sterrate. Un percorso affascinante per il compositore finlandese, entro una natura nel pieno della generostà primaverile, tiepida e solare, dopo lo strascico delle tediose giornate invernali che ne segnarono la prima settimana di soggiorno.

Sulla facciata dell'edificio Casa Garibalda, oggi in perfetto stato, non più adibito a Pensione ma a altre destinazioni d'uso, da sempre è incastonato lo stemma marmoreo di Biagio Assereto, Ammiraglio delle galee della Serenissima Repubblica di Genova, scomparso nel 1456. Un dettaglio suggestivo che farebbe pensare ad una discendenza diretta con Giuseppe Assereto, l'antico proprietario di villa Molfino, almeno stando a Michele Giuseppe Canale, storico, letterato e patriota che nel 1856, alla morte di Matteo Molfino - lo ricordiamo, nipote dell'Assereto - fece “romanticamente” cenno al possibile legame indiretto dei Molfino con l'eroico Ammiraglio Biagio Assereto.

                            foto inizio '900, villa molfino                                                   iscrizione marmorea "amalia"

La Famiglia Molfino era conosciutissima a Rapallo, non solo per l'importanza di un concittadino quale Giorgio Ambrogio, deputato e convinto sostenitore dello statista Agostino Depetris, ma per la già evidenziata consuetudine della famiglia a circondarsi di artisti e persone di cultura. Sibelius, pur generoso nel descrivere luoghi, situazioni e stati d'animo nel suo corposissimo carteggio e nelle pagine del diario, non fece mai accenno agli illuminati proprietari, preferendo invece descrivere le bellezze naturali, i profumi, la straordinaria vegetazione, le particolarità botaniche del parco, annotando le lunghe passeggiate interne e costiere lungo tutto il Tigullio:

 

(dalla lettera ad Axel Carpelan, 4 febbraio 1901) “Ho trovato rifugio nel Mediterraneo in un giardino con platani, ulivi, aranci, limoni, mandarini maturi sugli alberi: un Paradiso Terrestre... Non riuscivo a credere che la Terra fosse così splendida...”

(e ancora, 6 marzo) “ Mi dispiace che tu non possa essere quì a godere tutto ciò che la natura dona da queste parti. Innanzitutto la passeggiata da quì sino a Zoagli e a Chiavari, uno dei posti più splendidi in Italia. La strada costeggia il mare. Attualmente qui è il tempo delle viole e i boschi ne sono profumati. Sono stato a Santa Margherita, a San Michele e a Portofino, dove l'azzurro Mediterraneo è coronato dalla flora più rigogliosa.”

 

Abbiamo accennato al silenzio che Sibelius esigeva, lui abituato all'immobilità fiabesca dell'adorata Finlandia, al punto che lo disturbarono anche le ruote di pietra dei tre mulini ad acqua sottostanti la villa Molfino, ancor oggi visibili ma non attivi. Eccezione per lui fu lo scampanìo diffuso delle molte chiese della zona; non un rumore evidentemente quanto una suggestione. In un foglio pentagrammato manoscritto di quella primavera del 1901 (catalogato n. 1550) sono abbozzate alcune sequenze melodiche, accanto alla scritta in svedese Klockorna i Rapallo (le campane di Rapallo). Fuor di dubbio uno degli incisi conduce ad uno dei temi dell'ultimo movimento della seconda Sinfonia, composta in gran parte durante il soggiorno a Rapallo.

Ad Ainola in Finlandia, casa dei Sibelius ora museo, si trova un piccolo pendio amato dal compositore che lo battezzò Rapallo, a testimonianza dell'affezione sua e di Aino per il Tigullio.

                                                                                      Klockorna i Rapallo

Riferimenti:

 

P. L. Benatti “I Rapallin”, 2017, anno VII- n.12

A. Ferretto “Il Mare”, n.53 del 26.04.1919

P. De Ferrari, P. Melli, G. Mennella Colligite fragmenta 2, Atti del Convegno, Bordighera 2012

 

L'Associazione AkREibA e la direzione artistica del “Sibelius festival – golfo del tigullio e riviera” ringraziano gli attuali proprietari di “Villa Molfino” per la cortese disponibilità nel dare informazioni, reperire testimonianze e aver autorizzato l'utilizzo e la pubblicazione di dati e immagini.

© Federico Ermirio 2018